Domenica, 20/05/2018
23:20

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Si è svolta mercoledì 2 maggio, la conferenza stampa di Jazz is Dead! Again!, il festival di Arci Torino, nato nel 2017 con l’intento di oltrepassare i confini del jazz, portandolo verso gli arditi orizzonti della sperimentazione musicale.


Al tavolo dei relatori sedevano l’Assessora Francesca Leon, Matteo Negrin, Direttore della Fondazione Piemonte dal Vivo, il Presidente Arci Torino Andrea Polacchi, a fare gli onori di casa e il Direttore Artistico del festival Alessandro Gambo.

Si è parlato molto di Jazz is Dead!, un contenitore multidisciplinare, dal concept ben definito, un momento di spettacolo senza primi artisti in cartellone, un festival irriverente, a partire dal nome, dedicato alle sonorità sperimentali, alternative, colte, alla contaminazione pura. La stessa contaminazione che è intrinseca nel jazz, genere di partenza nel concepimento del festival. Così come il jazz ha molte anime, Jazz is Dead! si concretizza in diversi momenti, ciascuno con un ragionamento artistico ben preciso. Si parla a un pubblico curioso, competente e disponibile, cultori dei sotto-generi coinvolti, ma anche solo desiderosi di conoscere e scoprire musica nuova, facendosi guidare fiduciosi da una direzione artistica e agevolati dalla gratuità del festival.


“Arci ritorna a sostenere la sperimentazioni e le produzioni coraggiose, investendo su percorsi alternativi e popolari allo stesso tempo. Lo facciamo con lo spirito con cui nel 1969 Arci contribuì alla realizzazione degli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, successivamente celebrati in tutto il mondo.” dichiara Andrea Polacchi, Presidente Arci Torino. Ringrazia il Direttore Artistico Alessandro Gambo, lieto di aver fatto breccia, per il secondo anno consecutivo, nel cuore del giovane comitato Arci di Torino e lieto di raccontare il festival nella sua interezza.


Si parte dall’anteprima di Asti, prevista per questa sera, giovedì 3 maggio, presso la chiesa sconsacrata San Michele, che è oggi sede del Diavolo Rosso. Lo sperimentatore Chris Corsano, capace di passare con fluidità a suonare con popstar (Björk), esploratori (Thurston Moore, Bill Orcutt) e titani del free (Joe McPhee, Paul Flaherty), batterà le pelli della sua batteria in omaggio al ritmo e ai suoni percussivi creando un'amalgama che racchiude astrazione, noise ed energia.




Si prosegue con le giornate del festival, 25-26-27 maggio a Torino, presso l’ex cimitero di San Pietro in Vincoli, analizzando i tre momenti molto ben studiati, ciascuno con un proprio racconto e tessuto artistico.




Venerdì - Discreto, Continuo, Digitale

L'onda sonora, un flusso continuo di frequenze e ampiezze che si propagano nel tempo. Modificare il suono: le sperimentazioni di Patrick Higgins, formidabile compositore di musica per concerti, oltre che chitarrista unico della ensemble ZS. Il suo nuovo disco solista “Dossier” sta per uscire per Other People, etichetta discografica di Nicolas Jaar. Fermare il flusso, rendere il segnale discontinuo e discreto grazie agli ingranaggi sonori di Pierre Bastien. Riprendere fiato e gettarsi nuovamente in un continuum estatico grazie a Lubomyr Melnyk, inventore della tecnica del piano continuo, che presenta dal vivo l’ultimo album “Illirion” (Sony Classical). Infine un elogio alla digitalizzazione, che ha trasformato la natura in numeri, binari, veloci, elaborati da un calcolatore, Spime IM (già conosciuti per la formazione Niagara) presenta per la prima volta a Torino il progetto Exaland. Dal digitale si torna all’analogico con il giradischi e i vinili dei due dj set del noto performer torinese TMSO e della storica crew drum’n’bass The Dreamers.




Sabato - Dal Mondo

La world music è tornata alla ribalta, apriamo i confini! Per Jazz is Dead! 2018 la Rhabdomantic Orchestra presenterà una produzione originale nata dall'incontro di Manuel Volpe con la talentuosa cantante etiope Misrak Mossisa. A cavallo tra funk meticcio, rare groove, psychedelia, jazz modale e world music, il repertorio ripercorrerà alcuni “standard” della musica etiope degli anni 70, conosciuta con il nome di Ethio Groove. Un'altra produzione originale sarà il concerto della One Blood Family, progetto nato dalla collaborazione tra la Cooperativa Sociale Atypica, Associazione Culturale Spazio Rubedo e The Sweetlife Factory. La "family", composta da ragazzi migranti e richiedenti asilo politico di diverse nazionalità presenti nell'area torinese, presenterà alcuni dei brani da loro scritti (con la supervisione di Manuel Volpe e Gabriele Concas) tra beat elettronici, world music e dancehall. Ancora groove, soul, vicino al jazz inglese, fino e ricercato unito ai suoni percussivi dei MOP MOP accompagnati dal cantante Wayne Snow. Il giro del mondo si completa con lo show del duo femminile colombiano/marocchino Not Your Exotic Monkey, e del dj set del gambiano Dj'mbo e il torinese Primitive.




Domenica - Sei X Duo

Il duetto, vis a vis, face to face. La composizione minima per non essere soli. Due strumenti che dialogano e si intersecano. I duetti più famosi della scena impro, noise, math italiana come gli Zeus!, i Mombu, i NoHayBanda! e ancora il duo sperimentale formato dai grandi Francesco Donadello e Andrea Belfi e la nuova oscura creatura di Massimo Pupillo e Stefano Pilia, in una scala verticale dal silenzio al rumore più estremo, che si completerà in una jam finale mai sentita e vista fin ora. Sempre duetto, ma con diversa forma, il reading “Mingus: nero, giallo, bianco, perdente!”, da un’idea di Giordano Amato, con Davide Capostagno e Michele Anelli al contrabbasso, è un omaggio al grande musicista e un invito alla lettura di un’opera importante, aspra e apparentemente sconnessa, non a caso proposta in italiano con il titolo di “Peggio di un bastardo” (“Beneath the Underdog” in lingua originale).

Si chiude sabato 23 giugno, incorniciati dagli scavi archeologici della Villa Romana di Almese: gli ZU, si riuniranno in una data unica (con lo storico batterista Jacopo Battaglia) insieme a Mats Gustafsson (sassofonista fondatore della celebre Fire! Orchestra) per riproporre il loro capolavoro "How To Raise an Ox". Prima di loro di esibirà anche l'americano Paul Beauchamp con il suo concerto per "sega ed elettronica", il tutto sotto lo sguardo fisso del Monte Musinè e delle sue magiche leggende.

Il festival prevede anche un momento di formazione, IMPRO(B)ABILE, il laboratorio di improvvisazione radicale tenuto da Antonio Zitarelli (Mombu) e accompagnato da alcuni musicisti del collettivo-orchestra Pietra Tonale del Conservatorio di Torino.

Jazz is Dead! intende lasciare un solco, segnare un percorso fatto non solo di musica dal vivo, ma anche di discografia. Al festival è legata l’etichetta Musica Altra, percorso musicale che prevede pubblicazioni su vinile e una distribuzione su scala mondiale, un prodotto torinese, legato a un festival locale, che coinvolge artisti torinesi dalla risonanza internazionale (finora sono stati pubblicati l’album del sassofonista Gianni Denitto e della band psichedelica Indianizer).

Il racconto del progetto è complesso e ricco di spunti, colpisce nella sua interezza, chiaro esempio di un concepimento strutturato e ricercato. Buon Jazz is Dead!

AGGIORNATO IL
20/05/2018 23:15:29

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